Durante la formazione estiva di juniorato, dal 20 al 30 luglio, abbiamo vissuto un’esperienza presso una comunità inter-congregazionale di Modica voluta dalla CIMI (Conferenza degli Istituti Missionari in Italia); questa realtà nasce a partire dal 2013, con la missione di occuparsi in modo particolare della situazione dei tanti migranti che da qualche anno arrivano numerosi in particolare sulle coste della Sicilia.
Ad oggi, di questa comunità fanno parte sr Raquel, Missionaria della Consolata, sr Dorina, suora comboniana e p. Vittorio, missionario comboniano, che ci hanno accolto aprendo a noi la loro casa, conosciuta da tutti i modicani come “la Badia”!! Lì, durante l’inverno, è attiva una scuola di italiano per stranieri, e sono ospitati in casa tre giovani africani, accolti in un momento di difficoltà e che piano piano stanno riuscendo a trovare la loro autonomia. La comunità, con grande creatività e flessibilità, cerca di inserirsi nel tessuto sociale di Modica, lì dove vedono che ve ne sia la necessità.
Con loro abbiamo condiviso semplicemente la quotidianità, conoscendo la realtà ecclesiale di Modica, che gode della presenza e del servizio di tanti laici attivi ed impegnati, che vivono con grande responsabilità e dedizione la loro missione. Si tratta in particolare di persone legate alla Caritas diocesana che, da diversi anni, ha scelto di non rivestire un ruolo semplicemente assistenziale, ma soprattutto pedagogico ed educativo, investendo nella promozione, all’interno della diocesi, di una sensibilità di accoglienza e di servizio verso gli ultimi.
Con sr Raquel e sr Dorina abbiamo potuto conoscere la casa di accoglienza per donne sole e mamme con bambini dedicata a padre Pino Puglisi, vivendo una mattina di gioco organizzata da noi con i bambini e i ragazzi della casa; abbiamo incontrato una famiglia siriana arrivata lo scorso inverno con i corridoi umanitari, leggendo negli occhi dei genitori ancora tanta paura e dolore, ma scorgendo negli occhi dei loro quattro figli, insieme a un po’ di timidezza, anche tanta voglia di vivere e di ricominciare; abbiamo visto le distese delle serre di Pachino, dove i migranti vengono sfruttati per ore e ore di lavoro, ricevendo nel migliore dei casi, una ventina di euro come compenso; abbiamo conosciuto la realtà di Crisci Ranni (= “Cresci, diventa grande”) partecipando alla messa conclusiva di un Grest dove erano presenti oltre 200 bambini di tutte le culture e le religioni; ci siamo unite alle educatrici della Caritas per l’ultima settimana di un altro centro estivo intitolato “Ndugu Wote” (in lingua swahili significa “Tutti fratelli”), organizzato a Jungi, periferia popolare di Scicli, dove i migranti faticano ad essere accolti e dove la mafia esercita ancora un grande fascino sui giovani del luogo; abbiamo anche potuto conoscere alcuni volontari della Chiesa Valdese che collabora con la Caritas in favore dei migranti in vero spirito di fraternità ed è stata per noi una testimonianza molto bella.
Ciò che ci ha colpito di quest’esperienza è il tentativo di vivere l’inter-congregazionalità, con le sue ricchezze e le sue fatiche, l’apertura alle altre confessioni e culture, l’esempio di tanti fratelli e sorelle laici che, nella semplicità della loro vita, si spendono con tanta generosità in favore dei piccoli e, non ultimo, la bellezza di stare insieme tra noi, di condividere questa esperienza, scoprendoci sempre più sorelle in cammino.
Grazie a sr Estela, che ci ha accompagnato e ha condiviso con noi questi giorni, grazie a chi ha pensato a quest’esperienza e a chi ci ha permesso di viverla, grazie alle sorelle delle nostre comunità che ci hanno accompagnate da lontano e grazie a ciascuna di voi che, col vostro ricordo e la vostra preghiera, avete sostenuto questo nostro tempo di formazione!
sr Daniela
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