MADRE SERAFINA

Francesca Farolfi nasce a Tossignano d’Imola il 7 Ottobre 1853. Donna dal carattere vivace, forte, dotata di intelligenza e forte volontà. Lascia la sua famiglia all’età di vent’anni, dopo aver conseguito a Ravenna il diploma di maestra, per entrare nel convento delle suore Terziarie Francescane di S. Elisabetta a Forlì, prendendo il nome di Serafina di Gesù.

«Fin dall’uso di ragione ebbi con la vocazione religiosa il desiderio ardente di giovare alla gioventù». (Memoriale del 1895).
Si dedica all’educazione delle giovani, verso le quali nutriva speciale predilezione, ricevendo il preciso incarico di dare all’antico “Collegio San Francesco” di Forlì una nuova direzione adeguata alle esigenze del tempo. Getta le basi per una pedagogia della santità che valorizza a 360 gradi l’umanità di ogni singola allieva facendo dell’amore l’anima dell’educazione, e ben presto il Collegio si distinguerà per l’ottima formazione e istruzione.


Intelligente e carismatica, alla continua ricerca della volontà di Dio, Serafina vive però interiormente lacerata, logorata da una vita che non si confaceva nei tempi e nello stile all’impegno apostolico educativo che con passione e totale donazione portava avanti.
Per vent’anni cercherà con fatica di realizzare la vocazione per la quale era entrata in convento.


In seguito alla decisione del Prefetto di chiudere il “Collegio S. Francesco” per motivi sanitari, Madre Serafina come direttrice decide di trasferire le educande e le maestre alla Badia di Santa Maria d’Urano a Bertinoro, un’antica Abbazia Camaldolese. Qui cominciò a concretizzarsi il suo vero carisma e la sua chiamata a vivere la centralità della contemplazione in una totale dedizione all’educazione della gioventù.


Accolta dal Vescovo di Bertinoro Monsignor L. Leonardi, il 1° Maggio 1898 Madre Serafina e 8 consorelle emisero la loro professione religiosa abbracciando la Regola di Santa Chiara d’Assisi approvata da Papa Innocenzo IV, con le Costituzioni adattate alla vita attiva. “Io amo S. Chiara alla follia e per essere clarissa avrei abbracciato altro che Clausura”… Nasceva così l’Istituto delle Clarisse Francescane Missionarie del SS. Sacramento, fondato sulla nudità della croce e sulla solidità della fede nella Provvidenza: “Le orfane hanno doppiamente diritto al nostro affetto… per il domani non preoccupiamoci, il banco della Provvidenza non fallisce mai!”


Lo stile di vita era prettamente francescano, caratterizzato da una vita povera, di intensa preghiera, di gioiosa fraternità e di generoso apostolato; al centro della spiritualità comunitaria vi era l’Eucaristia, adorata e celebrata; un apostolato instancabile era il frutto della contemplazione per servire Cristo in ogni fratello e sorella più bisognosi: “Per fare del bene non avrò limiti; e cercherò di rispondere con prontezza a quelle creature che hanno bisogno”.
“Stia forte a Bertinoro e da Bertinoro si diramerà in molte parti del mondo”, così allora profetizzò il Vicario di Roma, il Card. Parocchi, nel 1897.
La profezia si rivelò esatta.

A soli tre anni dalla fondazione, il suo sogno infantile di essere missionaria si avverava: nel 1901 inviò le prime missionarie nella lontana India e nel 1907 in Brasile, invitando tutte alla donazione gioiosa: “Andate figlie mie, accendete e portate l’Amore di Gesù Eucarestia a tutti” . Il nuovo Istituto riceveva di continuo richieste di nuove fondazioni (comunità che lei chiamava “Tabernacoli”), e insieme richieste da parte di tante giovani di abbracciare il carisma eucaristico-missionario di Madre Serafina.

Madre Serafina muore dopo lunga malattia il 18 giugno 1917 ed è sepolta dal 1970 nella cappella della Badia di Bertinoro. Il primo maggio 1968 la diocesi di Bertinoro aprì il processo di beatificazione, sfociato il 19 dicembre 2009 nella dichiarazione di Venerabilità, in attesa del miracolo che possa annoverarla un giorno nella schiera dei Santi.
Alla sua morte le Clarisse Francescane Missionarie del SS. Sacramento contavano 189 membri e 51 fondazioni. Attualmente siamo presenti in 11 nazioni del mondo, spinte ancora oggi dal suo ardore contemplativo e missionario: “Amare, far amare l’Amore, senza che l’azione tolga il soave riposo alla contemplazione”.