Il Natale che ci invita a custodire Gesù
Viviamo un tempo di grazia: è Natale! L’Emmanuele promesso è in mezzo a noi, “e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito” (Gv 1,14). Il Verbo si è fatto carne della nostra carne, nella famiglia di Nazareth.
Ci troviamo oggi a celebrare la festa di Maria, Madre di Dio e desideriamo cogliere, in modo particolare, come Luca “dipinga” la Vergine Maria: colei che “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”. Custodire, cioè ascoltare e meditare in profondità, è un atteggiamento, una virtù tipica di Maria. Custodire è anche il compito di ogni essere umano. Il Natale ce lo ricorda: non siamo forse tutti chiamati ad essere custodi del dono più grande che abbiamo ricevuto, Gesù, il Figlio di Dio?
Provando ad entrare nel brano evangelico, ci immergiamo nel pellegrinaggio della Sacra famiglia a Gerusalemme, contempliamo lo smarrimento e ritrovamento del bambino Gesù. Immaginiamo Gesù, ancora fanciullo, che rimane a Gerusalemme e la ricerca disperata di Maria e Giuseppe. È Maria che, interpretando i sentimenti anche di Giuseppe, prende la parola quando lo ritrovano nel tempio: “Figlio, perché ci hai fatto questo?”. Davanti alla risposta di Gesù, apparentemente incurante della loro preoccupazione, essi non comprendono. Le parole del figlio raggiungono il cuore della giovane madre che, pian piano, si addentra nel profondo del mistero di un Dio fatto carne nel suo grembo.
Maria è colei che, ascoltando l’annunzio dell’angelo Gabriele, genera nel cuore e nel grembo il Figlio di Dio. L’incarnazione del Verbo cambia la vita e il corpo di Maria perché ogni promessa di Dio si realizza. Incontrare Dio, lasciarsi incontrare da Lui, cambia, trasforma la vita.
La Vergine Maria è stata tutta ascolto. Capace di prestare attenzione, obbedire e custodire nel cuore la parola annunziata. Dio parla attraverso l’Angelo: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” (Lc 1, 28) e parla attraverso dei segni concreti, “Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio” (Lc 1, 36). Maria si mette in profondo ascolto della Parola che Dio le rivolge, e si rende disponibile a custodire questa Parola nel cuore, centro della vita e dell’amore. Per mezzo della Parola di Dio accolta con fedeltà, Maria diventerà la madre dell’Unigenito Figlio di Dio. Anche noi, sulle orme di Maria, siamo invitati a lasciare che la Parola di Dio diventi corpo e muova le nostre mani, i nostri occhi, i nostri gesti. (Cfr. Ermes Ronchi, Le Case di Maria, 23).
“Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11, 27-28). Pur confermando la maternità in riferimento al corpo, nello stesso tempo Gesù rivela un senso ancor più profondo, che si collega all’ordine dello spirito: tale è soprattutto la maternità della Madre di Dio (cfr. Mulieres Dignitatem, 19).
Soltanto chi è disposto ad ascoltare, ha la libertà di rinunciare al proprio punto di vista e ad accogliere una chiamata – essere la madre di Dio – che rompe le sue sicurezze, “come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”, ma le offre una vita “in pienezza”, secondo la Volontà di Dio.
Il custodire di Maria evoca la virtù del raccoglimento che si apre all’accoglienza del nuovo. Maria accoglie l’angelo Gabriele che porta l’annunzio, accoglie la Parola proclamata, accoglie lo Spirito che la copre con la sua ombra, accoglie il Verbo che si fa carne nel suo grembo.
Come Maria, siamo chiamati a vivere con coraggio, a custodire e meditare nel cuore le meraviglie di Dio. “Nel tesoro del cuore di Maria ci sono anche tutti gli avvenimenti di ciascuna delle nostre famiglie, che ella conserva premurosamente. Perciò può aiutarci a interpretarli per riconoscere nella storia familiare il messaggio di Dio” (Amoris Laetitia, 30).
Con le parole di San Francesco ricordiamo le allegorie bibliche su Maria, la Vergine che sa custodire:
“Ave Signora, santa regina, santa genitrice di Dio, Maria, che sei vergine fatta Chiesa
ed eletta dal santissimo Padre celeste, che ti ha consacrata
insieme con il santissimo suo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ave, suo palazzo, ave, suo tabernacolo, ave, sua casa.
Ave, suo vestimento, ave, sua ancella, ave, sua Madre.
E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli fedeli a Dio li rendiate”.
Sr Laura Oliveira
Facebook
Youtube
Instagram
