NOVENA ALL'IMMACOLATA CONCEZIONE 2025

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PRIMO GIORNO – 29 NOVEMBRE - MARIA... NELL'OPERA DELLA SALVEZZA

Dal Vangelo di Giovanni 19, 25-27

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.

Dal documento Mater Populis Fidelis del Dicastero per la dottrina della fede (6)

In quell’«ora», si rende manifesta la cooperazione di Maria, la quale ritorna a pronunciare il “sì” dell’Annunciazione e, in quel sacro momento, il Vangelo passa dal collocare sulle labbra di Gesù la parola «Donna» (Gv 19,26) al presentare Maria come «Madre» (Gv 19,27). Quando il Vangelo spiega che, in risposta, il discepolo ‒ il quale rappresenta tutti noi ‒ la accolse, utilizza un verbo (lambanō) che nel Vangelo assume il significato di “accoglienza” da parte della fede (cf. Gv 1,11-12; 5,43 e 13,20). Si tratta dello stesso verbo che il quarto Vangelo impiega per dire che la Luce venne tra i suoi e questi non l’«accolsero» (Gv 1,11). Vale a dire, il discepolo che occupava il nostro posto accanto a Maria, l’accolse come Madre nella fede. Solo dopo l’affidamento di Maria come Madre, Gesù riconoscerà che «ogni cosa era compiuta» (Gv 19,28). Questa solenne allusione al 2 compimento impedisce di interpretare l’episodio in maniera superficiale. La maternità di Maria nei nostri confronti fa parte del compimento del piano divino che si realizza con la Pasqua del Cristo. In maniera simile, l’Apocalisse presenta la «Donna» (Ap 12,1) come madre del Messia (cf. Ap 12,5) e come madre del «resto dei suoi figli» (Ap 12,17).

Dagli Scritti di Madre Serafina

“Oh! Se noi attueremo in noi gli insegnamenti del Padre Nostro correremo alacri sulle cime del Calvario; nessuna cosa ci arresterà, le spine, le croci saranno per noi gemme dorate; il nostro spirito non si allontanerà mai da Gesù; gusterà senza intervalli, una pace soavissima; e qualunque evento sinistro riuscirà ineffabilmente dolce, ricco di meriti col tenerissimo ricordo: Porto i Misteri.”

Canto Tota Pulchra

SECONDO GIORNO – 30 NOVEMBRE - MARIA... CORREDENTRICE

Dalla lettera agli Efesini 1, 1-11

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato..

In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

Dal documento Mater Populis Fidelis (17-18.22)

L’indagine teologica sulla cooperazione di Maria alla Redenzione, nel corso della prima metà del XX secolo, ha portato a una comprensione più profonda del titolo di Corredentrice. Alcuni Pontefici hanno impiegato questo titolo (Corredentrice) senza soffermarsi a spiegarlo. Generalmente, lo hanno presentato in due maniere distinte: in relazione alla maternità divina, in quanto Maria, come madre, ha reso possibile la Redenzione realizzata da Cristo; in riferimento alla sua unione con Cristo accanto alla Croce redentrice. Il Concilio Vaticano II evitò di impiegare il titolo di Corredentrice per ragioni dogmatiche, pastorali ed ecumeniche. San Giovanni Paolo II lo utilizzò, almeno in sette occasioni, collegandolo soprattutto al valore salvifico del nostro dolore offerto insieme a quello di Cristo, a cui si unisce Maria soprattutto sotto la Croce. 

Considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera della Redenzione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria. Questo titolo rischia di oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo e, pertanto, può generare confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana, perché «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12). Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente. In questo caso, non aiuta ad esaltare Maria come prima e massima collaboratrice dell’opera della Redenzione e della grazia, perché il pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, l’unico capace di offrire al Padre un sacrificio di infinito valore, non costituirebbe un vero onore alla Madre. In effetti, ella come «serva del Signore» (Lc 1,38), ci indica Cristo e ci chiede di fare «qualsiasi cosa Lui vi dica» (Gv 2,5). 

Dagli Scritti di Madre Serafina

“Accogliamo questo gran patire come perla preziosa che ci serve per il paradiso; mi preme che fra il giorno facciate spesso atti di vera immolazione, e giunga tanto oltre la vostra offerta a ringraziare Gesù che vi abbia messo a parte della sua passione… Abbracciamoci dunque alla croce e ripetiamo: patire e non morire! … Maria vi consolerà e al suo altare troverete sempre la madre che pensa alle figlie, la sorella che ama con tenerezza, il cuore che batte per voi tutte…”

Canto Tota Pulchra

TERZO GIORNO – 01 DICEMBRE - MARIA... MEDIATRICE

Dalla lettera ai Galati di san Paolo apostolo 4, 4 - 7

Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: "Abbà! Padre!". Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Dal documento Mater Populis Fidelis (24.26-27)

Cristo è l’unico Mediatore: «Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato sé stesso in riscatto per tutti» (1Tim 2,5-6). La Chiesa ha spiegato questo posto unico di Cristo per il fatto che, essendo Egli Figlio eterno e infinito, a Lui è unita ipostaticamente l’umanità che Egli ha assunto. Tale posto è esclusivo della sua umanità e le conseguenze che da esso derivano possono applicarsi solamente a Cristo. In questo senso preciso, il ruolo del Verbo incarnato è esclusivo e unico. Dinanzi a questa chiarezza della Parola rivelata, è necessaria una speciale prudenza nell’applicare a Maria tale titolo di “Mediatrice”... D'altra parte è evidente che vi è stata una reale mediazione di Maria per rendere possibile la vera Incarnazione del Figlio di Dio nella nostra umanità, perché occorreva che il Redentore fosse «nato da donna» (Gal 4,4). Il racconto dell’Annunciazione mostra che non si trattò di una mediazione unicamente biologica, poiché mette in luce la presenza attiva di Maria, la quale interroga (cf. Lc 1,29.34) e accetta con decisione: «Fiat» (Lc 1,38). Questa risposta di Maria aprì le porte alla Redenzione attesa da tutta l’umanità e che i santi hanno descritto con poetico drammatismo. Anche alle nozze di Cana, Maria svolge un ruolo di mediazione, quando presenta a Gesù le necessità degli sposi (cf. Gv 2,3) e quando chiede ai servi di seguire le indicazioni di Gesù (cf. Gv 2,5).

Nel contempo, abbiamo la necessità di ricordare che l’unicità della mediazione di Cristo è “inclusiva”, vale a dire, che Cristo rende possibile diverse forme di mediazione nel compimento del suo progetto salvifico perché, nella comunione con Lui, tutti possiamo essere, in qualche modo, collaboratori di Dio, “mediatori” gli uni per gli altri.

Dagli Scritti di Madre Serafina

“Alla capanna di Betlem meditiamo dunque i due grandi misteri. Guardiamo il bambinello Gesù. Diciamo: un Dio si è fatto uomo per me e guardando Maria diciamo: ecco perché è Immacolata, per la sua divina maternità. Poi, se Gesù è mio fratello, Maria, dandolo alla luce è divenuta anche madre mia.”

Canto Tota Pulchra

QUARTO GIORNO – 02 DICEMBRE - MARIA… ESEMPIO DI FECONDITÀ

Dal Vangelo secondo Luca 1, 26 - 38

Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te".

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?" Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei.

Dal documento Mater Populis Fidelis (32) 

Maria è la «piena di grazia» (Lc 1,28) che, senza frapporre ostacoli all’opera di Dio, ha detto: «Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Lei è la Madre che ha dato al mondo l’Autore della Redenzione e della grazia, che è rimasta ferma sotto la Croce (cf. Gv 19,25), soffrendo insieme al Figlio, offrendo il dolore del suo cuore materno trafitto dalla spada (cf. Lc 2,35). Lei è rimasta unita a Cristo dall’Incarnazione alla Croce e alla Resurrezione in un modo esclusivo e superiore a quanto potesse accadere a qualsiasi credente.

Dagli Scritti di Madre Serafina

“... Il Verbo di Dio si fa Carne nel seno purissimo della Vergine alle parole: Ecce Ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum, anche noi ripetiamo con il cuore e con i fatti - ecco la vostra ancella -  o Signore, non di altro desiderosa, che di eseguire la Divina Volontà nella perfetta esecuzione dei miei doveri”.

Canto Tota Pulchra

QUINTO GIORNO – 03 DICEMBRE - MARIA... MADRE DEI CREDENTI

Dagli Atti degli Apostoli 1, 12 - 14

Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.

Dal documento Mater Populis Fidelis (37)

La Chiesa non è solo un punto di riferimento per la maternità spirituale di Maria: è proprio la dimensione sacramentale della Chiesa il luogo in cui si esprime sempre la sua funzione materna. Maria agisce con la Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa. L’esercizio della sua maternità si trova nella comunione ecclesiale e non al di fuori di essa; essa guida la Chiesa e l’accompagna. La Chiesa impara da Maria la propria maternità: nell’accoglienza della Parola di Dio che evangelizza, converte e annuncia Cristo; nel dono della vita sacramentale del Battesimo e dell’Eucaristia, e nell’educazione e formazione materna che aiuta i figli di Dio a nascere e a crescere. Perciò si può dire che «la fecondità della Chiesa è la stessa fecondità di Maria; e si realizza nell’esistenza dei suoi membri nella misura in cui essi rivivono, “in piccolo”, ciò che ha vissuto la Madre, cioè amano secondo l’amore di Gesù». Maria, in quanto Madre, come la Chiesa spera che Cristo sia generato in noi, non di prendere il suo posto. Per questo motivo, «grazie all’immensa sorgente che sgorga dal costato aperto di Cristo, la Chiesa, Maria e tutti i credenti, in modi diversi, diventano canali di acqua viva. In questo modo Cristo stesso dispiega la sua gloria nella nostra piccolezza».

Dagli Scritti di Madre Serafina

“Dimoriamo tutte unite nel Cenacolo, per disporci a ricevere lo Spirito Santo e pur dolce ed arcano il gaudio dello Spirito Santo. Se gli arcani della grazia e il soffio dello Spirito, sono in ogni tempo, ineffabilmente dolci, quando giungono all'insaputa arrecano tale e tanto gaudio, che solo chi li prova, li gusta e ne è inebriato”.

SESTO GIORNO – 04 DICEMBRE - MARIA... INTERCESSIONE MATERNA

Dal Vangelo secondo Giovanni 2, 1 - 5

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».

Dal documento Mater Populis Fidelis (38)

Maria è unita a Cristo in un modo unico a motivo della sua maternità e a motivo del suo essere piena di grazia. Ciò è suggerito nel saluto dell’angelo (cf. Lc 1,28), il quale utilizza una parola (kecharitōmenē) che è unica ed esclusiva in tutta la Bibbia. Lei, che accolse nel suo ventre la forza dello Spirito Santo e fu Madre di Dio, diventa, per mezzo dello stesso Spirito, Madre della Chiesa. Per questa peculiare unione di maternità e di grazia, la sua preghiera per noi ha un valore e un’efficacia che non possono essere paragonati a nessun’altra intercessione. San Giovanni Paolo II metteva in relazione il titolo di “mediatrice” con questa funzione di intercessione materna, dal momento che ella «si pone “in mezzo”, cioè fa da mediatrice non come un’estranea, ma nella sua posizione di madre, consapevole che come tale può – anzi “ha il diritto” – di far presente al Figlio i bisogni degli uomini».

Dagli Scritti di Madre Serafina

“Mio Gesù, tu lo sai, perché vedi il mio cuore; io voglio solo quello che vuoi Tu; nel modo che vuoi; quando lo vuoi; pronta a farti sacrificio anche degli affetti più puri e santi!”

Canto Tota Pulchra

SETTIMO GIORNO – 05 DICEMBRE - MARIA... MADRE DELLA GRAZIA

Dal Vangelo secondo Giovanni 1, 14 - 18

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Dal documento Mater Populis Fidelis (53-54)

Nessuna persona umana, nemmeno gli Apostoli o la Santissima Vergine, può agire come dispensatore universale della grazia. Solo Dio può donare la grazia e lo fa per mezzo dell’umanità di Cristo, dal momento che «Cristo-Uomo detiene la pienezza di grazia in quanto unigenito del Padre». Sebbene la Santissima Vergine Maria sia in modo eminente “piena di grazia” e “Madre di Dio”, lei stessa, come noi, è figlia adottiva del Padre ed anche, come scrive il poeta Dante Alighieri, «figlia del tuo Figlio». Lei coopera nell’economia della salvezza per una partecipazione derivata e subordinata; pertanto, qualsiasi espressione circa la sua “mediazione” di grazia deve intendersi in analogia remota con Cristo e la sua unica mediazione.

Nella perfetta immediatezza tra un essere umano e Dio, nella comunicazione della grazia, nemmeno Maria può intervenire. Né l’amicizia con Gesù Cristo né l’inabitazione trinitaria possono essere concepite come qualcosa che ci giunge attraverso Maria o i santi. In ogni caso, ciò che possiamo dire è che Maria desidera questo bene per noi e lo chiede insieme a noi. La liturgia, che è anche lex credendi, ci permette di riaffermare questa cooperazione di Maria, non nella comunicazione della grazia ma all'intercessione materna. Infatti, nella liturgia della solennità dell’Immacolata Concezione, quando si spiega in che senso il privilegio concesso a Maria avvenne per il bene del Popolo, si afferma che ella fu disposta come «avvocata di grazia», vale a dire, come colei che intercede chiedendo per noi il dono della grazia.

Dagli Scritti di Madre Serafina

“Gesù ci ha chiamate, ci ha elette a servirlo nella sua santa casa e noi di gran cuore abbiamo seguito questa voce ineffabile, non di altro desiderose che del suo divino Amore.”

Canto Tota Pulchra

OTTAVO GIORNO – 06 DICEMBRE - MARIA... AMORE CHE SI COMUNICA NEL MONDO

Dal Vangelo secondo Giovanni 14, 15. 21 -23

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

 

Dal documento Mater Populis Fidelis (62-63-64)

Il Vangelo di Giovanni lega strettamente la carità fraterna a questa comunicazione del bene. In effetti, l’affermazione «se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15), è parallela a «chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio» (Gv 14,12).

Anche i recenti Pontefici si sono espressi in questo senso. San Giovanni XXIII insegnava che «quando si svolgono le proprie attività, anche se di natura temporale, in unione con Gesù divino redentore, ogni lavoro diviene come una continuazione del suo lavoro, penetrato di virtù redentiva […] si contribuisce a estendere e diffondere sugli altri il frutto della redenzione». E Papa Francesco ha insegnato che, per Santa Teresa del Bambino Gesù, «non si tratta solo di permettere al Cuore di Cristo di diffondere la bellezza del suo amore nel nostro cuore, attraverso una fiducia totale, ma anche che attraverso la propria vita raggiunga gli altri e trasformi il mondo […] e si traduce in atti di amore fraterno con cui curiamo le ferite della Chiesa e del mondo. In tal modo offriamo nuove espressioni alla forza restauratrice del Cuore di Cristo».

Questa è la cooperazione resa possibile da Cristo e suscitata dall’azione dello Spirito che, nel caso di Maria, si distingue dalla cooperazione di qualsiasi altro essere umano per il carattere materno che Cristo stesso le ha attribuito dalla Croce.

Dagli Scritti di Madre Serafina

“Lungo la strada mi adoperai a purificare sempre di più la mia intenzione e a rendermi atta all’opera del Signore. Non volevo che lui solo, l’esecuzione della sua volontà spoglia affatto di qualunque idea potesse riguardare la mia persona. La volontà di Dio in tutto, la volontà di Dio sempre.”

Canto Tota Pulchra

NONO GIORNO – 07 DICEMBRE - MARIA... MADRE DEL POPOLO FEDELE

Dal Vangelo secondo Luca 1, 46-55

«L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l'umiltà della sua serva.

D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».

Dal documento Mater Populis Fidelis (76-77)

«Maria, la prima discepola, è la Madre». (...) Lei è la Madre del Popolo fedele, che «cammina in mezzo al suo popolo, mossa da una tenerezza premurosa, e si fa carico delle ansie e delle vicissitudini». Il Popolo fedele non si allontana da Cristo, né dal Vangelo, quando si avvicina a lei, ma rimane capace di leggere «in quell’immagine materna tutti i misteri del Vangelo». Perché, in quel volto materno, vede riflesso il Signore che ci cerca (cf. Lc 15,4-8), che viene incontro a noi con le braccia aperte (cf. Lc 15,20), che si ferma davanti a noi (cf. Lc 18,40), che si curva su di noi e ci solleva verso la sua guancia (cf. Os 11,4), che ci guarda con amore (cf. Mc 10,21) e che non ci condanna (cf. Gv 8,11; Os 11,9). Nel suo volto materno, molti poveri riconoscono il Signore che «ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,52). Questo volto di donna canta il mistero dell’Incarnazione. In questo volto della Madre, trafitta dalla spada (cf. Lc 2,35), il Popolo di Dio riconosce il mistero della Croce, e in quel volto, illuminato dalla luce pasquale, percepisce che Cristo è vivo. Ed ella, che ricevette in pienezza lo Spirito Santo, è colei che sostiene gli apostoli riuniti in preghiera nel Cenacolo (cf. At 1,14). Per questo possiamo dire che, «in qualche modo la fede di Maria, sulla base della testimonianza apostolica della Chiesa, diventa incessantemente la fede del popolo di Dio in cammino».

Dagli Scritti di Madre Serafina

“Vi lascio nel Tabernacolo e prego Gesù a versarvi a piene mani i suoi carismi. Il Tabernacolo racchiude l’Amore vostro. Fate un tabernacolo nel vostro cuore e ricordate che non si può comunicare agli altri se non quel che si ha. Se non ci formiamo allo spirito del tabernacolo, la nostra missione riesce dannosa, anziché utile. Io non potrò innamorare un’anima di Gesù Eucaristia se io non ne sono innamorata.”

Canto Tota Pulchra

Concludiamo la novena con la Consacrazione all’Immacolata:

CONSACRAZIONE ALL’IMMACOLATA
8 dicembre 1904

“VERGINE IMMACOLATA e Madre Nostra Amorosissima, in questa solennissima festa Giubilare del TUO IMMACOLATO CONCEPIMENTO esultano i nostri cuori e lode perenne tributano al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo che di questo PRIVILEGIO, unico al mondo Ti volle adorna.

A Te consacriamo, in questo gran giorno, la nostra mente, il nostro cuore, il nostro corpo: quanto siamo, abbiamo e possiamo, non di altro desiderose che di consumarci vittime del tuo Ineffabile Amore. O Maria, Tu sei la nostra INCLITA PATRONA, la nostra POTENTE REGINA, nostra TENERISSIMA MADRE!!”.

Deh! guardaci pietosa, ed accogli tutte noi stesse per seppellirci nel posto più intimo del tuo cuore ove impareremo a pregare, patire, faticare.

E con noi chiudi nel Tuo Materno seno le nostre famiglie (e qui uno nomina chi crede) e tutte le persone create e redente col Sangue Prez.mo [Preziosissimo] di chi creò te IMMACOLATA CONCETTA.

Deh! Per il trionfo universale che oggi riporti sul nemico, dona la libertà alla S. M. Chiesa, salva il Pontefice che è il secondo della Tua Concezione, converti i peccatori, gli eretici, gli infedeli… dilata il Regno del Tuo Divin Figlio in tutti i luoghi ove non è ancora conosciuto… guarda con occhio di predilezione i Missionari, le Missionarie, le figlie alle nostre cure affidate, il Pastore di questa Diocesi… tutto il nostro Ordine Serafico che si vanta di averti a Patrona, perché difese e promulgò la TUA IMMACOLATA CONCEZIONE.

Maria, tutta pura e sempre bella, attira al Tuo Cuore tutti i nostri, e non vi sia angolo di terra che non creda, speri ed ami. O sempre pura, Tu sei la ricreante dolcezza delle nostre anime, il conforto del nostro cuore!

O Donna mirabilmente Singolare e singolarmente ammirabile, per cui gli elementi sono rinnovati, i demoni conculcati, gli uomini salvati, gli Angeli reintegrati. O piena, pienissima di grazia, della cui ridondanza sparsa, ogni creatura si rinnovella, non ci scacciare da Te, alza la Tua Mano a benedirci e aiutaci con la Tua Grazia o Madre Pia. (S. Anselmo).

Salve o Maria, Salve o Madre mia, salve! Che amabile parola! O Amore della Vergine, Tu sempre purifichi dalle sue sozzure il cuore che T’ama, e lo rendi divino. Salve dunque, salve o mia Signora e Madre mia, anzi o cuore mio e anima mia, salve, o Vergine TUTTA BELLA, TUTTA PURA, IMMACOLATA, Salve o mia Madre, Maria, Salve!!”

 immacolata