“Chi sei tu, chi sono io?” - Corso vocazionale a La Verna

Chi è Dio per me, e chi sono io che sto di fronte a Lui? Il corso vocazionale organizzato dai frati della Toscana in collaborazione con le Clarisse Francescane Missionarie del Santissimo Sacramento e con le suore Francescane Ancelle di Maria è iniziato con questa domanda grande, che racchiude molti altri interrogativi e numerose immagini distorte di Dio. Una domanda detta sottovoce, quasi con timore, oppure taciuta e dimenticata come un relitto nelle profondità dell’anima. Una domanda che spesso implode nel cuore e diventa nostalgia di un incontro vero, di un volto da contemplare e da amare. Solo qualche volta si ha il coraggio di urlare a Dio la propria confusione e il proprio dolore, o semplicemente di parlargli apertamente.

Questo viaggio attraverso le grandi domande è iniziato in compagnia di Giobbe, che dialogando con Dio è riuscito ad andare oltre la sua visione semplicistica di un Creatore-padrone che interviene di tanto in tanto per premiare i buoni e punire i cattivi. Spesso, infatti, come hanno sottolineato fra Alessio, fra Lorenzo, suor Valeria e suor Tiziana, noi non abbiamo problemi con Dio, ma con l’immagine distorta di Dio che ci siamo costruiti, frutto dei nostri idoli. Così arriviamo a definire Dio, e per giunta a definirlo in modo sbagliato.

Giobbe vive una crisi profonda che sembra una maledizione e invece è una Grazia: allo stesso modo, anche nelle nostre vite Dio bussa con insistenza al nostro cuore per suscitare la nostalgia di un vero incontro. Altre volte invece Dio tace perché solo nel “deserto” vengono distrutti gli idoli di cui ci circondiamo: vitelli d’oro che luccicano al sole ma che non illuminano la nostra vita. Tanto per iniziare, spesso noi pensiamo che Dio ci chieda qualcosa, invece accade proprio il contrario: Lui dona con generosità e ci consegna un invito perché sogna qualcosa di bello e di grande per la nostra vita. Se accogliamo questo invito, puntualmente Dio dona cento volte di più.

San Francesco è stato un altro importante compagno di viaggio durante il corso vocazionale, perché ci ha mostrato che Dio non lascia i nostri desideri in balìa degli avari criteri del mondo, ma li dilata secondo la sua Grazia e bellezza. Ogni desiderio, abbiamo imparato, contiene in sé un soffio divino, e non va mai ignorato. Così san Francesco si è ritrovato a vivere un progetto ancora più grande del suo, umano e limitato, dove il desiderio di grandezza si è trasformato nella donazione senza riserve della santità.

L’ultima compagna di viaggio è stata Maria, che si è lasciata incontrare dal desiderio divino e che ci insegna che la storia si fa con i “sì” e non con i “se”. Non solo: la sua vita ci ha mostrato che Dio non entra nella nostra vita con i ragionamenti ma con i fatti concreti di ogni giorno, dove ci visita con un saluto pieno di gioia: “Rallegrati!”.

A questo punto, il viaggio del corso vocazionale ci ha portato ancora più lontano attraverso il bibliodramma, grazie al quale abbiamo rivissuto il passo dell’unzione di Betania, in cui la peccatrice bagna di lacrime e cosparge di profumo i piedi di Gesù. È stato un momento prezioso perché abbiamo fatto esperienza del Vangelo in prima persona, con tutto il nostro corpo. Come dire: quando si sta alla presenza di Dio cadono anche le armature fatte di parole e rimangono i desideri più profondi nella loro verità, perché il corpo non può mentire.

Abbiamo fatto esperienza concreta dell’amore di Gesù anche attraverso la lavanda dei piedi, dove siamo stati toccati dalla Grazia nei nostri errori e nelle nostre imperfezioni, amati senza limiti e senza riserve. Allora abbiamo capito che il Vangelo non è una bella teoria, ma l’Incontro con un Dio “che ci ama di amore eterno” e che ci visita dove non ci saremmo mai aspettati: non nella testa, ma nei piedi.

Questo amore “scomodo” e rivoluzionario ci mette di fronte a un’altra domanda: ci lasciamo lavare i piedi da Gesù, cioè ci lasciamo amare da Dio, e siamo in grado di lavare i piedi dei nostri fratelli? Alla fine del corso vocazionale forse non abbiamo trovato risposte, ma nuove domande che mettono in cammino. Proprio come Giobbe, non possiamo dire di aver trovato risposte su Dio ma possiamo dire di averlo incontrato.

Cinzia