novenaSS2020

Ogni giorno della novena viene proposta una invocazione allo Spirito Santo (liberamente scelta dalla Comunità), la riflessione su un testo tratto dalle recenti omelie di Papa Francesco che ci hanno sostenuto in questo tempo di pandemia, infine viene indicata una lettura personale che ha come tema un frutto dello Spirito Santo su cui esaminarsi ed impegnarsi.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è legge. Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito". (Gal 5, 18-25)
Quanto ci danno fastidio le regole che ci vengono imposte dall’esterno! Lo abbiamo visto anche in questi giorni di restrizioni, come abbiamo fatto fatica a sottostare alle norme che ci sono state imposte.
Quanto vorremmo essere liberi di agire secondo le nostre intenzioni senza dover dar conto a nessuno! San Paolo, con queste parole, ci dice che se siamo guidati dallo Spirito possiamo fare proprio questo senza essere soggetti ad alcuna legge. L’unica legge che però dobbiamo seguire è già scritta nel nostro cuore da Dio, è la legge dello Spirito Santo. Solo se sappiamo ascoltare questa legge saremo in grado di dare i frutti che questa legge è in grado di generare: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé. Solo allora saremo veramente liberi dal nostro egoismo e potremo testimoniare la vita piena dei figli di Dio.
Riflettere sul grado di presenza di questi frutti nella nostra vita, ci permette di analizzare quanto siamo sotto il controllo dell’azione dello Spirito Santo in noi e quanto invece viviamo in modo egoistico la nostra esistenza.

Giorno 1 – 22 Maggio 2020

La libertà dello Spirito

«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3, 8)

Nascere dall’alto, nascere dallo Spirito. È il salto che la confessione di Nicodemo deve fare e lui non sa come farla. Perché lo Spirito è imprevedibile. La definizione dello Spirito che Gesù dà a Nicodemo è interessante: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito» (v. 8), cioè libero. Una persona che si lascia portare da una parte e dall’altra dallo Spirito Santo: questa è la libertà dello Spirito. E chi fa questo è una persona docile. Essere cristiano non è soltanto compiere i Comandamenti: si devono fare, questo è vero; ma se tu ti fermi lì, non sei un buon cristiano. Essere cristiano è lasciare che lo Spirito entri dentro di te e ti porti, ti porti dove lui vuole. Nella nostra vita cristiana tante volte ci fermiamo come Nicodemo, davanti al “dunque”, non sappiamo il passo da fare, non sappiamo come farlo o non abbiamo la fiducia in Dio per fare questo passo e lasciare entrare lo Spirito. Nascere di nuovo è lasciare che lo Spirito entri in noi e che sia lo Spirito a guidarmi e non io e qui: libero, con questa libertà dello Spirito che tu non saprai mai dove finirai. (cfr. Papa Francesco, 20 aprile 2020)

:: Il frutto del DOMINIO DI SÉ

“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la vostra mente.” (Romani 12, 2) È la capacita di dominare la volontà e dirigerla al bene, distogliendola dal male. È frenare le morbosità e le illusioni. È vigilare sulla nostra fragilità. Lo Spirito è bellezza. Lo Spirito ci vuole tersi, puri, limpidi, trasparenti. Lo Spirito non vuole il fango. Chi è schiavo delle bassezze dei suoi istinti rattrista lo Spirito, contrasta lo Spirito.
Il dominio di sé non si vive se non nella trascendenza, cioè nella volontà di Dio e nella sua giustizia perfetta. Chi vive solo in modo materialistico senza aprirsi alla trascendenza non avrà mai questo frutto.
Fuori della volontà di Dio non c’è dominio di sé che è frutto dello Spirito Santo.
Questo frutto è ciò che ci distingue dall’animale: è la nostra capacità di controllare l’istinto e dominare la volontà dirigendola al bene.

Giorno 2 – 23 Maggio 2020

Lo Spirito Santo sa fare meraviglie

«In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». (Gv 3,3)

«Nascere dall’alto» (Gv 3,7) è nascere con la forza dello Spirito Santo. Noi non possiamo prendere lo Spirito Santo per noi; soltanto, possiamo lasciare che Lui ci trasformi. E la nostra docilità apre la porta allo Spirito Santo: è Lui che fa il cambiamento, la trasformazione, questa rinascita dall’alto. È la promessa di Gesù di inviare lo Spirito Santo (cfr At 1,8). Lo Spirito Santo è capace di fare delle meraviglie, cose che noi neppure possiamo pensare. (cfr. Papa Francesco, 21 aprile 2020)

:: Il frutto della GIOIA

Gesù, tu sei la gioia più autentica della mia vita.
La gioia è la libertà del cuore dagli affanni, dalle preoccupazioni, dai fastidi della vita. Lo Spirito desidera che io chieda la gioia. Un cristiano senza gioia è un cristiano senza vita. La gioia vera è quella che nasce da una coscienza nella quale vive il Signore e la sua santa volontà. Fuori della volontà di Dio non c’è gioia, c’è solo stordimento dei sensi.
Oggi c’è molto stordimento, ma poca vera gioia. Lo attesta il fatto che la vera gioia ricolma il cuore di quiete; lo stordimento lo turba e lo lascia vuoto.
La vera gioia nasce dall’abitazione di Dio nel nostro cuore.

Giorno 3 – 24 Maggio 2020

Lo Spirito Santo fa l’armonia della Chiesa

«I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo» (At 13,52)

Abbiamo sentito nel passo degli Atti degli Apostoli (cfr 13,44-52) la gioia: tutta la città di Antiochia si radunò per ascoltare la Parola del Signore, perché Paolo e gli apostoli predicavano con forza, e lo Spirito li aiutava. Ma «quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo» (v. 45). Da una parte c’è il Signore, c’è lo Spirito Santo che fa crescere la Chiesa, e cresce sempre più, questo è vero. Ma dall’altra parte c’è il cattivo spirito che cerca di distruggere la Chiesa. È sempre così. Sempre così. Si va avanti, ma poi viene il nemico cercando di distruggere. Il bilancio è sempre positivo alla lunga, ma quanta fatica, quanto dolore, quanto martirio!
Stiamo attenti, stiamo attenti con la predicazione del Vangelo, di non cadere mai nel mettere la fiducia nei poteri temporali e nei soldi. La fiducia dei cristiani è Gesù Cristo e lo Spirito Santo che Lui ha inviato! E proprio lo Spirito Santo è il lievito, è la forza che fa crescere la Chiesa!
Sì, la Chiesa va avanti, in pace, con rassegnazione, gioiosa: fra le consolazioni di Dio e le persecuzioni del mondo. (cfr. Papa Francesco, 9 maggio 2020)

:: Il frutto della PAZIENZA

So aspettare e continuo a lavorare, senza scoraggiarmi e arrendermi.
Nessuno può fare a meno di pazienza. Pazienza con noi stessi, pazienza con i nostri limiti, pazienza nel nostro lavoro, pazienza con i fratelli. Siamo tanto fragili oggi nella pazienza. Il mondo febbrile che ci circonda non allena molto alla pazienza. Eppure nessuna conquista umana è possibile senza la pazienza. Ogni cosa che voglio imparare necessita di pazienza, ogni proposito che devo fare ha bisogno di pazienza, ogni vittoria che voglio conseguire è frutto di pazienza. Ricominciare sempre! Ridere dietro le nostre impazienze, i nostri infantilismi, le nostre ingenuità! Quante volte vogliamo “bruciare” le tappe nella nostra vita.
Accettare la lotta, aiutare tutti a crescere nella padronanza della volontà quante cose sono legate alla virtù della pazienza! Lo Spirito vuole portarmi a questo dono, lo Spirito è pronto a darmi questo dono se mi apro a lui, se chiedo con fede, se mi lascio fare.

Giorno 4 – 25 Maggio 2020

Lo Spirito del Vangelo e lo spirito della mondanità

«Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno» (Gv 17,15)

La mondanità è una cultura; è una cultura dell’effimero, una cultura dell’apparire, del maquillage, una cultura “dell’oggi sì domani no, domani sì e oggi no”. Ha dei valori superficiali. Una cultura che non conosce fedeltà, perché cambia secondo le circostanze, negozia tutto. Questa è la cultura mondana, la cultura della mondanità. E Gesù insiste a difenderci da questo e prega perché il Padre ci difenda da questa cultura della mondanità. È una cultura dell’usa e getta, secondo quello che convenga. È una cultura senza fedeltà, non ha delle radici. Ma è un modo di vivere, un modo di vivere anche di tanti che si dicono cristiani. Sono cristiani ma sono mondani.
Chiediamo allo Spirito Santo la grazia di discernere cosa è mondanità e cosa è Vangelo, e non lasciarci ingannare, perché il mondo ci odia, il mondo ha odiato Gesù e Gesù ha pregato perché il Padre ci difendesse dallo spirito del mondo (cfr Gv 17,15). (cfr. Papa Francesco, 16 maggio 2020)

:: Il frutto della FEDELTÀ

Non c’è vero cammino di fedeltà a Dio che non diventi e non si trasformi in cammino di fedeltà all’uomo.
Il sì a Dio deve essere il sì all’uomo. È un sì perenne a Dio e perenne all’uomo.
Fedeltà a Dio, fedeltà ai fratelli, fedeltà agli impegni, fedeltà ai doveri, fedeltà ai doni ricevuti da Dio. Fedeli all'amore, fedeli al sacrificio, fedeli a ogni parola data, a Dio e agli uomini. Fedeli a Cristo, fedeli al Vangelo, fedeli ai poveri, fedeli alla Chiesa. Quando la fedeltà ha radice e consistenza, allora lo Spirito è all'opera in noi, è libero, è vivo, è contento di noi.

Giorno 5 – 26 Maggio 2020

Lo Spirito ci accompagna

«Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,25-26)

Il passo del Vangelo di oggi è tratto dal congedo di Gesù alla Cena (cfr Gv 14,21-26). Il Signore conclude il suo discorso promettendo lo Spirito Santo; lo Spirito Santo che abita con noi e che il Padre e il Figlio inviano. “Il Padre invierà nel mio nome”, disse Gesù, per accompagnarci nella vita. E lo chiamano Paràclito. Questo è il compito dello Spirito Santo. In greco, il Paràclito è colui che sostiene, che accompagna per non cadere, che ti mantiene fermo, che è vicino a te per sostenerti. E il Signore ci ha promesso questo sostegno, che è Dio come Lui: è lo Spirito Santo. Cosa fa lo Spirito Santo in noi? Il Signore lo dice: «Vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (v. 26). Insegnare e ricordare. Questo è il compito dello Spirito Santo. (cfr. Papa Francesco, 11 maggio 2020)

:: Il frutto della BONTÀ

Con la bontà nel cuore l’uomo diviene incapace di pensare il male, di volere il male, di desiderare il male per gli altri. Chi è Dio? È Colui che solo è buono. È colui che è la fonte e la sorgente di ogni bontà. Dio è anche colui che da sempre, fin dall’eternità, ha pensato l’uomo e ha anche pensato di fargli solo del bene.
Perché il nostro desiderio di bene per l’altro sia perenne, universale, reale, efficace, concreto, è necessario che in noi viva ed agisca lo Spirito Santo di Dio. Solo Lui è la virtù che ci consente di possedere un cuore ricco di bontà, di misericordia, di pietà per i nostri fratelli. L’uomo buono è incapace di qualsiasi male. Per l’uomo nel cui cuore regna e vive lo Spirito Santo di Dio non c’è spazio alcuno per il male, per i desideri non buoni.

Giorno 6 – 27 Maggio 2020

Lo Spirito Santo ci insegna

«Lui vi insegnerà ogni cosa» (Gv 14, 26)

Lo Spirito Santo ci insegna: ci insegna il mistero della fede, ci insegna a entrare nel mistero, a capire un po’ più il mistero. Ci insegna la dottrina di Gesù e ci insegna come sviluppare la nostra fede senza sbagliare, perché la dottrina cresce, ma sempre nella stessa direzione: cresce nella comprensione. E lo Spirito ci aiuta a crescere nella comprensione della fede, a comprenderla di più, a comprendere quello che dice la fede. La fede non è una cosa statica; la dottrina non è una cosa statica, cresce. Cresce come crescono gli alberi, sempre gli stessi, ma più grandi, con frutto, ma sempre lo stesso, nella stessa direzione. E lo Spirito Santo evita che la dottrina sbagli, evita che rimanga ferma lì, senza crescere in noi. Ci insegnerà le cose che Gesù ci ha insegnato, svilupperà in noi la comprensione di quello che Gesù ci ha insegnato, farà crescere in noi, fino alla maturità, la dottrina del Signore. (cfr. Papa Francesco, 11 maggio 2020)

:: Il frutto della PACE

La pace è la quiete universale che regna nel cuore di un uomo, perché vive nella verità di Dio e nella sua carità. La pace di Dio è la pienezza del cuore che non ha bisogno di nulla, perché ha tutto ciò di cui ha bisogno e ciò di cui si ha bisogno è solo il Signore. Chi vuole la pace deve togliere il peccato dal cuore e il peccato si toglie con la forza dello Spirito Santo, che discende su di noi e ci avvolge con la sua carità, muovendoci sempre sui sentieri della giustizia e della volontà attuale di Dio su di noi.
La pace è una gioia silenziosa, pacata, che viene da Dio. Chi non ha bisogno di pace? Dobbiamo abituarci a interrogare Dio: quando il cuore ci dice che Dio è contento di noi, siamo rafforzati nella fede, siamo attivi nella carità, siamo confermati nella speranza. Quando nel cuore sentiamo la pace di Dio, abbiamo la possibilità di compiere grandi cose per Dio e per i fratelli.

Giorno 7 – 28 Maggio 2020

Lo Spirito Santo è memoria

«Vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14, 26)

E un’altra cosa che dice Gesù che fa lo Spirito Santo è ricordare: «Ricorderà tutto ciò che vi ho detto» (v. 26). Lo Spirito Santo è come la memoria, ci sveglia: “Ricordati di quello, ricordati dell’altro…”. Ci mantiene svegli, sempre svegli nelle cose del Signore e ci fa ricordare anche la nostra vita: “Pensa a quel momento, pensa a quando hai incontrato il Signore, pensa a quando hai lasciato il Signore”.
Una volta ho sentito dire che una persona pregava davanti al Signore così: “Signore, io sono lo stesso che da bambino, da ragazzo, avevo questi sogni. Poi, sono andato per cammini sbagliati. Adesso tu mi hai chiamato”. Io sono lo stesso: questa è la memoria dello Spirito Santo nella propria vita. Ti porta alla memoria della salvezza, alla memoria di quello che ha insegnato Gesù, ma anche alla memoria della propria vita. E questo mi ha fatto pensare – questo che diceva quel signore – a un bel modo di pregare, guardare il Signore: “Sono lo stesso. Ho camminato tanto, ho sbagliato tanto, ma sono lo stesso e tu mi ami”. La memoria del cammino della vita. (cfr. Papa Francesco, 11 maggio 2020)

:: Il frutto dell'AMORE

L’amore è dono di sé, è partecipazione del proprio essere, della propria vita, dei propri doni spirituali e materiali ai fratelli.
Con l’amore il cristiano fa della sua vita un dono per i fratelli. Non dona solo le cose, i beni, dona tutto quanto ha ricevuto da Dio. Chi ama mette a disposizione dei fratelli tutti i suoi talenti, perché sa che da questo dono nasce la vita per gli altri, oppure si migliora, si perfezione, cresce, giunge alla pienezza di sé.
L’esempio dell’amore vero, puro, santo è Cristo Gesù. Egli ha dato se stesso per noi, si è dato dall’alto della croce. L’amore è dono di sé, ma per poterlo fare bisogna avere qualcosa da dare ed essere convinti che questa è la vera essenza che dà senso alla vita dell’uomo.

Giorno 8 – 29 Maggio 2020

Lo Spirito Santo ci guida per discernere

«Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14, 16)

E in questa memoria, lo Spirito Santo ci guida; ci guida per discernere, per discernere cosa devo fare adesso, qual è la strada giusta e qual è quella sbagliata, anche nelle piccole decisioni. Se noi chiediamo la luce allo Spirito Santo, Lui ci aiuterà a discernere per prendere le vere decisioni, le piccole di ogni giorno e le più grandi. È quello che ci accompagna, ci sostiene nel discernimento.
Dunque, lo Spirito che insegna: ci insegnerà ogni cosa, cioè fa crescere la fede, ci introduce nel mistero; lo Spirito che ci ricorda: ci ricorda la fede, ci ricorda la nostra vita; e lo Spirito che in questo insegnamento e in questo ricordo ci insegna a discernere le decisioni che dobbiamo prendere. E a questo i Vangeli danno un nome, allo Spirito Santo – sì, Paràclito, perché ti sostiene, ma un altro nome più bello – : è il Dono di Dio. Lo Spirito è il Dono di Dio. Lo Spirito è proprio il Dono. Non vi lascerò soli, vi invierò un Paràclito che vi sosterrà e vi aiuterà ad andare avanti, a ricordare, a discernere e a crescere. Il Dono di Dio è lo Spirito Santo.
Che il Signore ci aiuti a custodire questo Dono che Lui ci ha dato nel Battesimo e che tutti noi abbiamo dentro. (cfr. Papa Francesco, 11 maggio 2020)

:: Il frutto della MITEZZA

Non si parla più di mitezza oggi. Eppure Gesù ha detto: «Beati i miti perché possederanno la terra» (Mt 5,5). Ha detto: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Quanto è “fuori moda” questo atteggiamento! La mitezza, da chi non capisce il Vangelo, è vista come debolezza. Ma è esattamente l'opposto della debolezza, è frutto dello Spirito perché è forza, è resistenza, è contestazione al maligno. La mitezza si può vivere solo nella giustizia, cioè nel compimento della volontà di Dio. Senza giustizia, non c’è neanche mitezza, perché senza giustizia non c’è consegna della vita al Signore. Mitezza è anche essere eleganti nelle forme, nelle parole, negli atteggiamenti, nel porsi verso gli altri. Essere cortesi ed educati.

Giorno 9 – 30 Maggio 2020

Il dono dello Spirito Santo: la franchezza, il coraggio, la parresìa

«Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4, 20)

Pietro lo conoscevamo: non era un coraggioso nato. È stato un codardo, ha rinnegato Gesù. Ma cosa è successo, adesso? Rispondono: “Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,19-20). Ma questo coraggio, da dove viene, a questo codardo che ha rinnegato il Signore? Cosa è successo nel cuore di quest’uomo? Il dono dello Spirito Santo: la franchezza, il coraggio, la parresìa è un dono, una grazia che dà lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste. Proprio dopo aver ricevuto lo Spirito Santo sono andati a predicare con coraggio, una cosa nuova per loro. Questa è coerenza, il segnale del cristiano, del vero cristiano: è coraggioso, dice tutta la verità perché è coerente.
Che il Signore ci aiuti sempre a essere così: coraggiosi. Questo non vuol dire imprudenti: no, no. Coraggiosi. Il coraggio cristiano sempre è prudente, ma è coraggio. (cfr. Papa Francesco, 18 aprile 2020)

:: Il frutto della BENEVOLENZA

La benevolenza è il desiderio di bene, ma anche concretizzazione del bene voluto. Se uno vuole il bene dell’altro, ma non lo concretizza, costui non vuole il bene; non lo vuole perché non lo realizza, non gli dona forma concreta, non lo realizza effettivamente. Quando si è nello Spirito Santo il bene lo si vuole alla maniera di Cristo Gesù; lo si vuole per via reale e non solamente ideale.
Oggi idealmente tutti vogliono il bene del fratello, tutti lo predicano e tutti lo annunziano. Questo desiderio di bene, questa benevolenza, rimane però lettera morta e questo perché non c’è dentro di noi lo Spirito Santo a guidare e a muovere ogni nostra azione, ogni nostro pensiero, ogni moto e sentimento della nostra mente e del nostro cuore.
Finché noi penseremo che la benevolenza è solo un desiderio, ma non un’opera reale, concreta di bene, noi vivremo il nostro cristianesimo, o la nostra fede in Cristo Gesù, in modo superficiale, periferico, assai distante dai veri contenuti evangelici. La benevolenza è dono dello Spirito dentro di noi. Con essa usciamo dall’egoismo ed entriamo nella reale volontà di bene per ogni nostro fratello. Ma volere il bene reale è mettere ogni impegno perché il nostro fratello possa acquisire dignità, libertà, rispetto, comprensione, aiuto concreto, materiale e spirituale. La benevolenza è la nostra volontà a perdonare il prossimo per poter dargli l’opportunità di ricominciare, di risollevarsi, di risorgere e rinascere a vita nuova!